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La prima edizione del Forum Sociale Mondiale in Africa si apre in un contesto politico pieno di contraddizioni e conflitti estremi. Il processo di costituzione del comitato organizzatore e la costruzione degli eventi hanno già generato notevoli critiche soprattutto per quanto riguarda la rappresentatività dei soggetti che hanno in mano la direzione dell’evento. La figura più visibile é Onyango Oloo, "attivista professionista" e scrittore, nato nel 1960 nella provincia della Rift Valley, ma non emerge un soggetto politico collettivo alle spalle della sigla del Kenya Social Forum. Un altro capitolo riguarda i fondi donati dalla Cooperazione Italiana per il Comitato Organizzatore che ammonterebbero a 400.000 dollari in totale, ai quali bisogna aggiungere un altra quantità imprecisata da parte del ministero degli Affari Esteri francese. Il fatto che un evento come il Forum venga finanziato direttamente da due paesi del G8 nonché ex potenze coloniali, toglie ogni dubbio sul fatto che almeno quest’anno questo evento faccia fatica a porsi come un soggetto politico autonomo. E’ comunque un evento inedito e fondamentale per comprendere quali siano stati gli effetti del processo di democratizzazione formale che ha investito molti paesi africani, compreso il Kenya che ha avuto le sue prime vere elezioni libere nel 2002, negli ultimi dieci anni. Volendo poi guardare oltre queste difficoltà iniziali e oltre le evidenti difficoltà organizzative, e’ evidente fin da subito come questo Forum Mondiale evidenzi tutti i grandi limiti che i modelli di cooperazione e di aiuto allo sviluppo hanno creato in Africa. Il Kenia é un paese in cui e’ presente una importante classe media, concentrata soprattutto nella metropoli di Nairobi e dintorni, ed e’ proprio a questa classe media cresciuta nell’indotto della cooperazione e degli investimenti multinazionali che fa riferimento il concetto di società civile, soggetto politico predominante nei discorsi pubblici di questa edizione del Forum. Ma Nairobi é solamente il pallido ricordo delle verdi colline descritte da Karen Blixen. Due milioni e mezzo di abitanti appartenenti a decine di gruppi etnici e religiosi, di cui la metà che vive con all’incirca un dollaro al giorno, lottano per la quotidianità dentro un sistema di corruzione endemica e diffusa che nonostante gli sforzi molto pubblicizzati del governo di Mwai Kibaki in carica dal 2002 e’ percepita dalla maggioranza come il limite più grande allo sviluppo economico e sociale del paese.
Ieri, mentre a pochi isolati centinaia di
delegati e delegate soprattutto europei e statunitensi facevano la coda per
registrarsi pagando una quota di 80 euro a testa, a pochi isolati di distanza si
svolgeva un’altra scena di un dramma che dura da 20 anni. La situazione in nord Uganda e’ tesissima: l’esercito Ugandese ha spostato le sue truppe alla frontiera pronto ad entrare in sud Sudan per attaccare i ribelli che sembra siano piuttosto indeboliti. Questi, non nuovi a rappresaglie sulla popolazione civile, minacciano velatamente di attaccare i campi profughi nel nord Uganda ed allo stesso tempo chiedono insistentemente la pace e un negoziato a Nairobi e non più in Sudan. In Kenya si aprirebbe dunque una possibilità per la pace. Sebbene sia difficile pensare a un negoziato con un esercito comandato da criminali di guerra, il costo della ripresa delle ostilità a cavallo del triplice confine di Sudan, Uganda e Kenya sarebbe infinitamente peggiore per una delle regioni più martoriate del continente. Allo stesso tempo sui giornali locali si leggono notizie di grandi mobilitazioni delL’esercito e della polizia del Kenya per chiudere la frontiera a possibili infiltrazioni delle Corti Islamiche e di uomini di Al Quaeda. Nonostante però il Kenya sia una base operativa dell’Africom, il comando africano delle forze USA, e’ palpabile una critica alla escalation degli USA nella regione, che minaccia di riattivare altri nodi del complesso equilibrio regionale che vede quattro conflitti aperti: Somalia, Tchad, nord Uganda e Darfur in regioni che come il Kenya sono abitate da un mosaico di gruppi etnici e da una percentuale di mussulmani vicina alla metà della popolazione. L’epoca delle lotte di liberazione nazionale e delle grandi ideologie in Africa e’ tramontata da molto tempo. La governance capitalista si manifesta in uno stato di guerra permanente e diffusa che non impedisce però lo sfruttamento intensivo delle grandi ricchezze del continente. La democrazia formale si scontra con la complessa relazione tra etnicità e cittadinanza dove la prima viene giocata da una elite di governanti senza scrupoli per mobilitare le grandi masse di giovani disoccupati e senza terra. In questo scenario oggi scendono in piazza i movimenti degli slums con un corteo che partendo dalla immensa baraccopoli di Kibera arriverà fino a Uhuru Park, nel centro commerciale della città dove si svolgerà l’evento di inaugurazione del Forum. La manifestazione e’ indetta contro la guerra e per affermare la pace come necessità per sconfiggere la miseria e l’esclusione sociale. Questo evento sarà una prima misura dello stato di salute della democrazia keniota e della possibilità per la società civile delle ONG di uscire dall’empireo della auto rappresentatività verso i terreni accidentati della democrazia presa in mano da quelli che in un’epoca passata Franz Fanon chiamava con rabbia e passione "i dannati della terra".
Link:
Organizzazione per il riconoscimento degli
Ogoni come nazione all’interno della federazione della Nigeria. Documenti sulle
devastazioni ambientali delle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger e
sulla storia di Ken Saro Wiwa.
Campagna internazionale contro gli Economic
Partnership Agreements (Accordi di Partenariato Economico) dell’Unione Europea
in Africa e Caraibi e Pacifico lanciata da un cartello di ONG internazionali Lunedì 22 gennaio 2007Manifestazione di inaugurazione del WSF 2007 di NairobiDa Kibera a Uhuru Park downtown Nairobi.Un corteo pieno di musiche
diverse e di energia ha aperto il primo social forum mondiale in Africa, la
settima edizione dell’evento nato a Porto Alegre, Brasile. Insieme agli africani erano
presenti numerosi partecipanti al FSM europei, nord e sudamericani e asiatici.
Numerosi media indipendenti e mainstream erano presenti. All’arrivo del corteo nel grande parco pubblico di Uhuru Park erano presenti alcune migliaia di persone. Di fronte e sotto il palco allestito questa notte dall’organizzazione del Forum, si sono radunate infine 20.000 persone che hanno partecipato alla cerimonia di apertura in cui si sono susseguiti tanti interventi da parte delle delegazioni di alcune delle esperienze piu’ rappresentative tra quelle inscritte al Forum. Una presenza intense ma
silenziosa e’ stata quella di un folto gruppo di anziani veterani e veterane
della guerriglia Mau Mau (1953-1963), dichiarata movimento illegale dopo che
grazie anche alla sua azione il Kenya aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran
Bretagna. Nella repressione contro i Mau Mau gli Inglesi usarono tecniche di
guerra, campi di concentramento e migliaia di persone furono uccise. Il
movimento venne illegalizzato dallo stesso Yomo Keniatta per “pacificare” il
paese permettendo ai proprietari inglesi di restare in Kenia. Da quando gli
ultimi prigionieri politici del movimento sono stati rilasciati ed e’ stato
tolto il bando sui Mau Mau, I superstiti si mobilitano per ottenere dei
risarcimenti dal governo inglese e delle pensioni come veterani di un esercito
di liberazione nazionale dal Kenya e soprattutto per riscattare e diffondere la
memoria del movimento. Interviste: John Irungu, Kenya, attivista
per diritti dei malati di HIV racconta la sua esperienza nella costruzione della
mostra. Berneia C. Mwangi, Kenya Land
Alliance, descrive come la sua organizzazione lotta per l’accesso alla terra.
Molti dei profughi interni che spesso vivono nelle baraccopoli hanno perso i
loro terreni dopo averli abbandonati a causa degli scontri a carattere etnico e
politico degli anni passati. Ragazze dello slum di Kiambu
raccontano il perche’ della loro partecipazione alla Marcia. Peter Chegi, Slum Federation
Nairobi dello slum di Huruma Beverly, di VTC, donne che
lottano per l’accesso libero ai farmaci per la cura dell’HIV denuncia che alcune
multinazionali del farmaco hanno fatto causa al Kenya che attualmente acquista a
basso costo le medicine contro l’HIV dall’India per imporre la vendita dei loro
farmaci protetti da patenti e brevetti. Martedì 23 gennaio 2007Conferenza stampa inaugurale del WSF 2007 di NairobiIl forum si è aperto con la conferenza stampa inaugurale. 46 mila iscritti, nonostante il costo della registrazione. Diverse le attività che si stanno mettendo in campo. Nello stadio di Kasarani i temi trattati saranno molti. Alcuni sono imprescindibili e riguardano direttamente il Kenya e più in generale l’Africa: pace e guerra, a partire dalla vicina crisi somala; la cancellazione del debito; il diritto di accesso all’acqua e ai beni comuni; e infine i problemi ambientali, sempre più seri in un continente dove l’avanzare della desertificazione, che in alcuni paesi africani sta diventando irreversibile, minaccia sempre più i fragili equilibri socio-economici. Contestata la settima edizione del Forum MondialeNonostante il forum sia
stato inaugurato con una marcia che è partita dalla baraccopoli di Kibera, la
decisione di far pagare l’accesso, con un costo che è pari in Kenya ad un mese
di affitto, ha negato l’accesso a parecchi abitanti della città. Per protestare
contro questa chiusura, ieri al grido di “è un vero furto” molti giovani
dello slum di Korogocho sono arrivati in corteo con cartelli con su scritto “
è questo lo spirito del social forum?”. Ad essere contestati i costi
d’accesso, ma anche le scelte di appalto dei catering. Una vera vergogna se si
considera che con questo meccanismo vengono tenuti all’esterno i venditori di
frutta e canna da zucchero, mentre la distribuzione è stata affidata a ricchi
privati, tra cui anche il fratello di un ministro. WSF 2007 Nairobi: problemi di povertà e rappresentanzadi Vittorio Sergi da NairobiDal Forum Sociale Mondiale
sono emerse con grande forza le virtù e le profonde contraddizioni politiche di
questo evento. Infatti se da un lato la convergenza di Nairobi sta favorendo la
costruzione di reti e di relazioni politiche tra numerosi soggetti diversi
soprattutto a livello continentale, altra è la situazione di molte delegazioni
straniere e della relazione del gruppo Keniota del Forum. Dopo mesi di malumori
serpeggianti per quanto riguardava la gestione poco includente del gruppo del
paese ospitante e le alte quote di ammisione al Forum è esplosa la protesta:
protagonisti i giovani degli slums che in questi ultimi giorni erano stati le
“stelle” involontarie di una nutrita passerella delle buone intenzioni. Un
centinaio di persone, soprattutto giovani ragazze e ragazzi della nota
baraccopoli di Korogocho hanno improvvisato un corteo interno per protestare
contro gli altissimi prezzi del cibo e dell’acqua in bottiglia venduti da ditte
private all’interno del recinto dove si svolgono gli eventi. Inoltre una altro
reclamo era legato alle quote di ammissione ritenute soprattutto dalle
organizzazioni di base keniote troppo alte. L’ingresso per i locali era fino ad
oggi fissato a 500 scellini, ovvero circa 4 euro, equivalenti al costo
dell’affitto di un mese per una delle baracche di cartone in cui vivono
centinaia di migliaia di persone di Nairobi e dintorni. Sebbene dopo le proteste
di alcuni missionari comboniani che vivono in questi luoghi, fossero state
distribuiti 3500 accrediti gratis ai giovani delle baraccopoli la protesta
contro gli accessi a pagamento ha assunto toni immediatamente politici. Infatti
il Forum ha creato soprattutto nelle classi popolari di Nairobi l’aspettativa di
uno spazio di visibilità politica e di confronto che è stato di fatto negato
dagli organizzatori con la scelta di imporre un costo inaccessibile ai poveri
della metropoli africana. Dopo aver ricevuto numerose critiche il comitato
organizzatore ha ridotto la quota a 50 scellini ed ha allentato il controllo
sugli accessi. La polizia ha allontanato i
giovani dagli stand e quindi questi si sono diretti verso gli uffici del
comitato organizzatore e gli hanno occupati per due ore. Oltre a cercare di
aprire un difficile dialogo con i “vecchi” organizzatori, i ragazzi con le
scarpe rotte degli slum hanno distribuito un giornale autoprodotto, il
“Korogocho Mirror” dal titolo eloquente: “Where are the Socialist?”. Ce lo siamo
chiesti in tanti vedendo le facce attonite e la troppa passività dei delegati
bianchi verso la rabbia e la passione di queste persone. Continuiamo anche oggi a seguire ed a riportare le voci dal basso da Nairobi: La partecipazione delle donne,
tanto in forma individuale come organizzata è decisamente la presenza più
significativa e radicale alle attività del Forum. Contro le tendenze “liberal” e
la scarsa rappresentatività della maggior parte delle ONG presenti a Nairobi,
Ngwane rilancia l’importanza di una prospettiva rivoluzionaria e di classe di
numerosi movimenti africani. Le lotte contro la
privatizzazione dell’acqua insieme alla denuncia degli EPA, le misure di
aggiustamento strutturale proposte dalla Unione Europea in forma bilaterale agli
Stati africani e le campagne per l’accesso universale ai farmaci ed alle cure
mediche sono tra gli aspetti più urgenti e concreti che vengono denunciati nel
Forum. Uno di frutti inattesi delle
relazioni che si stanno creando a Nairobi c’è la proposta promossa dai movimenti
di base Sudafricani e del Ghana di una rete continentale per la difesa dei beni
comuni e contro la privatizzazione dell’acqua. Questo ulteriore processo di
espropriazione da parte delle imprese capitaliste è particolarmente feroce in
Africa anche a causa della enorme capacità di cooptazione esercitata dalla Banca
Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale sui governi africani.
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