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Una
goccia
nel mare ...
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Foglio di informazione a cura dei Comitati
contro la privatizzazione dell’Acqua |
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Novembre
2005 stampato il 10/11/05 |
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Buon compleanno ?
La delibera n° 7 compie
1 anno.
Il 23 Novembre 2004
l’Assemblea di ATO 2 (Napoli – Volturno), formata da 134 Comuni + la
Provincia di Napoli e la Provincia di Caserta, ha deciso di privatizzare
l’acqua, con la delibera del 30 dicembre 2004 della Regione Campania si
voleva cedere a ENIAcqua Campania SpA, oggi Acqua Campania SpA, le fonti e
le grandi infrastrutture idriche.
In questi circa 12 mesi i
cittadini hanno chiaramente espresso, in centinaia di riunioni e convegni
pubblici, la loro contrarietà alla scelta della gestione privata dei
rubinetti; l’hanno ribadito con manifestazioni di protesta verso le sedi
istituzionali e tramite alcuni rappresentanti politici sono anche ricorsi
al TAR ed al Consiglio di Stato. Ciononostante le istituzioni campane
(Regione – Comuni e Province) sono rimaste del tutto sorde al bisogno di
non privatizzare l’acqua, diritto di tutti.
I difensori della privatizzazione
hanno giustificato la loro scelta con il pretesto degli sprechi e dei
dissesti finanziari dei Comuni.
L’esperienza in altri paesi del
mondo ed in alcune Regioni italiane sta dimostrando che l’ingresso dei
privati nella gestione di un bene primario come l’acqua non risolve questi
problemi ma li fa pagare ai cittadini con:
Ø
aumento delle
tariffe,
Ø
minore tutela
della qualità dell’acqua,
Ø
perdita di
posti di lavoro nel settore,
Ø
rischio per i
più poveri di vedersi negato il diritto all’acqua.
La verità è che
la privatizzazione dell'acqua in Campania è un affare da più di due
miliardi di euro in cui sono pronti a tuffarsi affaristi e mafiosi, come
denuncia anche la direzione antimafia. Una vera pioggia di profitti cui
puntano le multinazionali che già assetano gran parte del mondo più
povero.
L'acqua non può
essere privata perché chi controlla l'acqua controlla la vita!
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Dopo
quanto è successo alla Notte Bianca e nei giorni successivi anche il
Governatore Bassolino ha dovuto smettere di pensare che questa città,
questa regione con tutti i suoi cittadini, potesse essere trattata senza
il rispetto e la considerazione dovuta. Soprattutto a dovuto iniziare a
fare i conti con una gestione arrogante di alcuni suoi fedelissimi
(d’altronde il pesce puzza dalla testa) che pensavano di imbavagliare un
movimento che da 1 anno a questa parte ha posto il problema della
privatizzazione dell’acqua all’ordine del giorno della discussione
quotidiana tra i cittadini, i movimenti, i lavoratori, operando una
CENSURA preventiva durante lo spettacolo di Beppe Grillo. Ma hanno
sollevato un sassolino e gli è caduto adosso un macigno.
Adesso
stanno facendo di tutto per uscire dal pantano: aprono le porte di Via
Santa Lucia la domenica sera, convocano incontri urgenti cercando
disperatamente di dividere il movimento, danno fiato a tutti i loro
tromboni per dire che sì ”l’acqua è un bene pubblico ma che è meglio farla
gestire dai privati”. I Comitati in difesa dell’acqua rappresentano i
cittadini, i lavoratori e tutti coloro che combattono la logica di
mercificazione dei beni comuni e Regione, Comuni e Province devono
rendere conto pubblicamente a questi soggetti di cosa intendono fare
dell’acqua. I Comitati non sono disposti a nessun incontro se non viene
ritirata la delibera.
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VERSO IL 31 GENNAIO 2006
Il
Coordinamento dei Comitati per la difesa dell’acqua di Napoli, Caserta e
province a fronte dell’ulteriore rinvio, deciso dall’apparato politico –
affaristico -imprenditoriale nella riunione di ATO 2 del 28 ottobre 2005, ha
definito un calendario di massima delle mobilitazioni fino al 31 gennaio
2006.
Il 14
novembre ’05 è stata convocata una grande Assemblea pubblica cittadina a
carattere informativo, di mobilitazione e per il lancio delle iniziative da
programmare fino alla nuova scadenza del 31 Gennaio.
Il 23
novembre ’05, in occasione del primo compleanno della delibera, saranno
organizzate iniziative, su tutto il territorio regionale, di informazione e
sensibilizzazione su quanto sta avvenendo sulla questione dell’acqua.
Per il
17 dicembre ’05 si propone una Manifestazione Nazionale a Napoli, in occasione
della riunione della rete che promuove il Forum italiano sull'acqua.
Presidio in occasione
dell’assemblea di ATO 2 del 28 ottobre 2005
Testo
dell’intervento letto da un rappresentante dei Comitati all’assemblea si ATO2.
Rappresento i Comitati
Civici, i cittadini, le associazioni, i lavoratori del settore e tutti coloro
che a vario titolo e in vari modi nell’ultimo anno si sono espressi contro la
delibera del 23 novembre 2004.
A nome di tutti loro Vi
chiedo il ritiro della delibera n. 7 del 23 novembre 2004 e questa loro
richiesta è rafforzata dal documento licenziato dal tavolo tecnico.
Fin dall’approvazione
della delibera da parte dell’assemblea di Ato2 i Comitati hanno evidenziato
l’illegittimità della stessa.
Dopo quasi un anno di
mobilitazioni, ordini del giorno approvati da consigli comunali e da
circoscrizioni che chiedono una gestione pubblica dell’intero sistema idrico,
risulta palese la contrarietà dei cittadini ad una società che non sia a
completo capitale pubblico.
L’illegittimità è
politica!
Perché molti sindaci
e loro delegati furono malamente informati, (e si potrebbe
ipotizzare un falso ideologico) o per niente informati su quello che stava
avvenendo, e cioè che nel giro di due anni alcuni privati, usando soldi pubblici
e investendo con i finanziamenti europei, nonché scontando le future tariffe,
avrebbero gestito l’intero sistema idrico integrato, lucrando su un bene
fondamentale ed inalienabile qual è l’acqua.
L’illegittimità è anche
giuridica viste le dichiarazioni dei tecnici chiamati ad esprimersi sulla
fattibilità della gestione “in house”.
Ebbene questi non solo
hanno affermato che la società a capitale interamente pubblico è fattibile, ma
addirittura che, grazie all'art. 42 del Decreto Legislativo n. 267/2000,
rientrano nella competenza dei rispettivi consigli comunali gli atti inerenti
l'adesione del Comune alle ipotesi societarie prospettate ed al perfezionamento
delle convenzioni di cui all'art. 30 del medesimo decreto legislativo.
Poiché nessuno dei sindaci
o chi li rappresentava possedeva un mandato del proprio Consiglio Comunale tutti
i votanti non avevano la facoltà di votare.
Alla luce di questi eventi
ci sono le condizioni affinché, ancora una volta, i Comitati invitano
gli appartenenti all’assemblea Ato2 Napoli - Volturno a ritirare la delibera.
Napoli,28 Ottobre 2005
Una sola notte bianca per 365 giorni di diritti in nero!
Regione,
Provincia e Comune continuano a voler dare di Napoli una immagine positiva, di
città accogliente ed al passo con i tempi. Come ci ha ormai abituato questa
classe politica, la favola del “Rinascimento napoletano” prosegue a suon di
iniziative spettacolari che provano a nascondere il degrado urbano,
l’impoverimento e l’emarginazione sociale che attanaglia la nostra città.
Il diritto
alla cultura, alla riappropriazione degli spazi sociali, il diritto ad una vita
dignitosa sono relegati per l’ennesima volta al solo evento mediatico che ha
come unico scopo la legittimazione di un potere ormai improntato a tutelare gli
interessi di una classe affaristico - imprenditoriale sempre più impegnata a
fare dei beni pubblici, anche quelli essenziali, una grande occasione di
profitto.
La
privatizzazione dell’edilizia pubblica, delle spiagge, l’inceneritore ad Acerra,
la mancata erogazione del reddito di cittadinanza alle oltre 130 mila famiglie
disagiate sono le risposte che le amministrazioni locali hanno dato alle
emergenze della casa, dello smaltimento dei rifiuti, del carovita, del lavoro
che non c’è. Tutto ciò in un clima di una nuova normalizzazione, con la
militarizzazione del territorio e la continua restrizione degli spazi di
agibilità dei movimenti.
La
privatizzazione dell’acqua, messa in atto con la delibera dell’ATO2
(comprendente 136 comuni di Napoli e Caserta) del 23 novembre 2004, costituisce
l’ultimo e forse più grave attacco ai diritti fondamentali della popolazione.
Questo regalo alle multinazionali rappresenta il modo per scaricare sui
cittadini gli sprechi e le inefficienze portando precarietà ai lavoratori del
settore e aumenti delle tariffe.
Per questo
i comitati civici in difesa dell’acqua ieri –28 ottobre-, hanno presidiato
l’Assemblea dell’ATO 2 ribadendo il NO alla privatizzazione e chiedendo
l’immediato ritiro della delibera.
Gli
amministratori, con Bassolino e la Iervolino in testa, hanno ignorato la voce
dei cittadini: limitandosi a rinviare al 31 gennaio la gara per la scelta
dell’azienda privata (evidentemente è questo il tempo necessario a far
concludere al meglio l’affare), hanno nei fatti esplicitato la loro chiara
volontà a proseguire sulla strada della privatizzazione.
A questa
arroganza ed insensibilità i Comitati rispondono con il rafforzamento della loro
mobilitazione affinché sia fatta la scelta politica della gestione pubblica.
Invitiamo
tutti i cittadini a partecipare alle iniziative di denuncia ed a costruire
comitati di lotta in tutti i quartieri ed in tutti i comuni di Napoli e Caserta.
Comitati
civici per la difesa dell’acqua di Napoli, Caserta e province
State con l’acqua o con i
ladri d’acqua
di Alex Zanotelli
In certe occasioni occorre
avere il coraggio di dire le cose come stanno, bisogna saper usare anche
espressioni forti se è il caso. E questa volta è davvero il caso. L'umanità è di
fronte ad un bivio, lo scrivo oggi su Liberazione e l'ho detto qualche mese fa
ai parlamentari di Strasburgo: se non si cambierà rotta, il ricco occidente sarà
artefice e complice di genocidio verso la popolazione povera del pianeta. A che
cosa mi riferisco? Alla privatizzazione dei beni comuni, nello specifico
dell'acqua. La questione non è attuale perché riguarda direttamente oltre cento
comuni del napoletano, Napoli compresa, ma perché investe l'intero pianeta. E
perché a pagarne le care conseguenze saranno come al solito i più poveri. Quello
che sta accadendo a Napoli e dintorni è davvero incredibile e noi, società
civile, partiti politici, istituzioni, associazioni, cittadini comuni, siamo
chiamati ad un impegno a tutto campo perché il peggio venga scongiurato, perché
alla gente vengano offerti semmai più servizi e più opportunità di sviluppo,
perché non si ripeta quanto già verificatosi in Colombia. A Cochabamba una
multinazionale californiana si è impadronita dell'acqua - sì, proprio
impadronita, le multinazionali non sono estranee a certe pratiche - finché la
popolazione non è insorta e si è ripresa quanto le spettava per diritto
universale. Sapete che cosa è avvenuto in quella città colombiana? Che i prezzi
dell'acqua dall'oggi al domani sono cresciuti del 200% e la gente è scoppiata in
rivolta. Questo ha segnato una clamorosa sconfitta per la multinazionale e per
la vergogna della privatizzazione. Una svolta storica possiamo chiamarla.
Ecco, noi vorremmo che non si arrivasse a tanto, che qui da noi non ci fosse
alcuna rivolta per il semplice motivo che non ci sarà alcun "furto" dell'acqua.
Sarà possibile che ciò accada? Certo è che noi non ci daremo per vinti,
venderemo cara la pelle - come si dice in gergo - a difesa di questo bene comune
prezioso tanto quanto l'aria. A proposito di aria: e se un giorno pensassero di
privatizzare anche questa? Quanto dovremmo pagare per ogni respiro? Non c'è da
stare affatto allegri.
Questo giornale ha avuto il coraggio e la bella idea - penso unico in Italia -
di pubblicare domenica per intero l'appello in difesa dell'acqua come bene
pubblico comune. Oggi, sempre dalle colonne di questo giornale, voglio
confermare con forza quell'appello e parlare non solo di Napoli e dintorni, ma
di quanto accade nel resto del mondo. Tutti mi domandano e ci domandiamo: ma
perché si privatizza anche l'acqua? E che cosa accadrà poi, il prezioso liquido
continuerà ad uscire dal rubinetto? Di sicuro accadrà poco a chi ha a
disposizione denaro in abbondanza per comprarsi le bollicine in bottiglia. Sarà
un dramma per gli altri. Ma è il principio che rivela il suo marcio fin dalla
radice. Se tra l'indifferenza generale dovesse passare l'idea che un bene comune
può essere privatizzato, allora sì che saremmo alla catastrofe del pianeta. Alla
degenerazione morale. Da noi e altrove si privatizza l'acqua e il sistema idrico
generale, fogne incluse, per un semplice motivo: perché agli enti locali fanno
gola i finanziamenti messi a disposizione dall'Unione europea.
Dobbiamo fare qualcosa
prima che la situazione precipiti.
Altri numeri? Eccoli: oggi nel mondo un miliardo e mezzo di persone vive - se
vive e come vive - senza acqua. Il 54% degli africani non ha accesso all'acqua,
così come l'85% della popolazione dell'America latina, il 75% di quella
dell'Asia orientale. Cinque milioni di persone l'anno muoiono per mancanza
d'acqua, aggrediti da malattie da noi curabili. Tutta gente disperata, gente che
si vede calpestata e mortificata nei propri diritti elementari. Fin quando si
potrà andare avanti così?
E le
multinazionali sono lì in agguato. Per farsi un'idea dello scenario che abbiamo
davanti, è sufficiente ricordare che le prime otto multinazionali dell'acqua al
mondo sono europee. Quanto basta per tremare.
Ma andiamo oltre i nostri confini. Nel 2005 il Trattato Gats di Hong Kong vedrà
al tavolo delle consultazioni non i singoli Stati, ma l'Unione europea, e in
quella sede si giocherà una partita decisiva per le sorti dell'umanità Se è
vero, come sembra, che l'UE si mostrerà disponibile alla privatizzazione dei
servizi e della stessa acqua, l'indignazione dei popoli forse non basterà più a
fermare lo scempio.
Tutti noi
siamo chiamati a fare qualcosa, a mobilitare le coscienze, a gridare vergogna, a
lanciare campagne. In una parola, a non arrenderci.
La prima cosa da fare - e qui penso soprattutto a Napoli - è politicizzare
l'intera questione, ridare alla politica quel ruolo preminente e decisivo che
pare essersi perso negli ultimi tempi. Non la politica politicante, ma l'impegno
sul territorio, al fianco della gente, degli operai, dei pensionati. La politica
che sposa le vertenze locali e globali. La politica come sana passione fatta al
di fuori dei Palazzi. Bisogna aiutare la gente a capire l'importanza del
problema acqua, divenuto oggi emblema della riduzione a merce dei beni comuni.
Possiamo usare il termine
coscientizzazione della politica per indicare un passaggio che vede il
coinvolgimento dei cittadini insieme ai partiti, alle istituzioni,
all'arcipelago della società civile. A Napoli finora non c'è stato un vero
dibattito sulla privatizzazione dell'acqua, tutto è stato confinato ad alto
livello e questo è un male. Io credo che le giunte, sia quella comunale che
quella regionale e anche la provinciale, abbiano la giusta sensibilità, ma temo
altresì che i soldi alla fine possano risultare decisivi nella scelta da
compiere. Ai partiti chiedo più chiarezza, più coraggio, più voglia di scendere
in campo vicino alla gente. Chiedo che dicano in maniera chiara con chi stanno:
se con l'acqua bene pubblico o con l'acqua da privatizzare e ridurre a merce.
Noi poi sapremo organizzare la nostra Resistenza dal basso. Certo, non possiamo
rassegnarci all'idea che la politica oggi abbia solo un ruolo decorativo. Né
lasciare carta bianca alle multinazionali della finanza. Dall'acqua di Napoli
può partire la riscossa dei popoli.
Alex Zanotelli nasce a Livo (Trento) il 26 agosto del 1938,
viene ordinato sacerdote nell'Istituto dei missionari comboniani nel 1964, dopo
aver completato gli studi di teologia a Cincinnati (Usa).Per otto anni è
missionario nel Sudan, ma viene destituito dal compito e quindi allontanato dal
governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba. Assume la direzione
della rivista Nigrizia nel 1978 e contribuisce a renderla sempre più un mensile
d'informazione. Zanotelli ha sempre sostenuto la sua politica prendendo
posizioni precise, affrontando i temi del commercio delle armi, della
cooperazione e dello sfruttamento per scopi economici dell'apartheid
sudafricano. E' anche tra i fondatori del movimento "Beati i costruttori di
pace" e della rete Lilliput. Nel 1987 gli viene "chiesto", da esponenti politici
e vaticani, di lasciare la direzione di Nigrizia, anche se tutt'oggi vi
collabora con articoli di grande spicco contenutistico; tra questi è doveroso
citare
Sulle
strade di Pasqua.
Collabora, inoltre, con la rivista
Mosaico
di Pace, pubblicata da Pax Christi. Prima di trasferirsi a Napoli, al rione
Sanità, il lavoro missionario di Zanotelli si è svolto a Korogocho, una delle
baraccopoli che attorniano Nairobi, la capitale del Kenya.
La notte bianca
Censura by night
Il giorno 29 ottobre,
durante “la notte bianca”, l’ iniziativa dei Comitati Civici di dare spazio
all'informazione sulla privatizzazione dell'acqua è stata letteralmente messa al
bando e imbavagliata. I comitati avevano deciso di essere presenti
all’iniziativa della notte bianca con un manifesto, volantinaggi e, ove
possibile, leggere comunicati da alcuni palchi previo accordo con gli artisti.
Il gruppo destinato all’intervento in piazza Dante, tra cui gli attivisti del
blog “i ragazzi di B. Grillo”, sono riusciti a concordare con Beppe Grillo che
prima dell'inizio del suo spettacolo, Alex Zanotelli avrebbe letto il comunicato
del comitato civico contro la privatizzazione dell'acqua. Accadeva invece che
pochi istanti prima dell’ingresso sul palco di Zanotelli e Grillo, alcuni
personaggi della segreteria dell'Assessore Andrea Cozzolino, (uno di questi
"signori" si chiama Lele Nitti ed è il responsabile artistico della notte
bianca), sostenuti dal servizio di sicurezza, si sono lanciati contro gli
attivisti imponendo l'assoluto divieto a salire sul palco a chiunque, nonostante
la disponibilità di Beppe Grillo a dedicare 10 minuti del suo spettacolo per
parlare di acqua con Alex Zanotelli. L'ignobile atto è il risultato del clima di
tensione e di chiusura, che il nostro Governatore ha scelto come strategia,
contro chi sta operando un'azione di sensibilizzazione e di protesta su
decisioni così gravi prese dai partiti politici in merito alla privatizzazione,
scegliendo di evitare un confronto democratico con i cittadini. Non si è mai
verificato un "imbavagliamento" così palese da parte della sinistra! E’
stato evidente che Bassolino e nello specifico lo staff dell' assessore
Cozzolino con Lele Nitti usato come falco, hanno attuato una vera e propria
censura. Per arrivare a questo è facile intuire quali interessi muove la
privatizzazione dell'acqua. Quindi ancora più convinti di prima i Comitati
Civici andranno avanti per colpire al cuore proprio questi interessi e
continueranno a mobilitarsi e lottare per il ritiro della delibera del 23/11/04
con la quale l’ATO 2 ha operato la scelta della ricerca del socio privato per la
gestione del SII .
I
comitati civici per la difesa dell’acqua di Napoli, Caserta e province

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Questo è
l’elenco dei Comuni della provincia di Napoli che fanno parte di ATO 2
ACERRA - AFRAGOLA -
ARZANO - BACOLI - BARANO D'ISCHIA - CARDITO -
CAIVANO - CALVIZZANO
- CARDITO - CASAMICCIOLA TERME - CASANDRINO -
CASAVATORE -
CASORIA - CRISPANO - FORIO D'ISCHIA - FRATTAMAGGIORE -
FRATTAMINORE -
GIUGLIANO IN CAMPANIA - GRUMO NEVANO -
ISCHIA -
LACCO AMENO - MARANO
DI NAPOLI - MELITO DI NAPOLI -MONTE DI PROCIDA -
MUGNANO DI NAPOLI -
NAPOLI - POZZUOLI - PROCIDA -
QUALIANO - QUARTO -
SERRARA FONTANA -
SANT' ANTIMO - VILLARICCA
Per
contattare
“Una goccia
nel mare …“
è
possibile inviare una mail a:
forvit56@yahoo.it
filalana@libero.it
adrbot@inwind.it
espositogius1@virgilio.it
oppure
telefonare al
3478353546
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