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Una goccia
nel mare ...

Foglio di informazione a cura dei Comitati  contro la privatizzazione dell’Acqua
   

Dicembre   2005                                                                   stampato il 10/12/05

Contro

Ø      le società multinazionali che vogliono trasformare l’acqua nel nuovo petrolio per fare profitti su un bene fondamentale per la vita;

Ø      gli amministratori e i politici che invece di salvaguardare i diritti e la salute delle popolazioni tutelano gli interessi dei poteri forti;

Ø      la repressione dei movimenti che – come in Val di Susa - si battono in difesa dei propri diritti, primo tra tutti quello di poter decidere del proprio destino

Per

Ø      il diritto dei popoli a gestire i loro beni comuni;

Ø      una gestione completamente pubblica e solidale del servizio idrico;

Ø      il ritiro della delibera del 23/11/04 e l’ annullamento del bando di gara riguardante l’Ambito Territoriale Ottimale di Napoli e Caserta;

Ø      la ripubblicizzazione delle infrastrutture e del servizio idrico ovunque sia già avvenuta la privatizzazione.


VERSO IL 31 GENNAIO 2006

Il 14 novembre ’05 si è svolta una Assemblea pubblica cittadina a carattere informativo, di mobilitazione e per il lancio delle iniziative da programmare fino alla nuova scadenza del 31 Gennaio. L’assemblea che ha visto una grandissima partecipazione ha ribadito la volontà di non cedere l’acqua e la sua gestione ai privati. Decine di interventi hanno rappresentato la contrarietà alle logiche politico-affaristiche che sono alla base della volontà di fare profitto su un bene non mercificabile come l’acqua. Molti interventi hanno chiamato in causa le responsabilità politiche di Bassolino, Iervolino e Di Palma ribadendo la mistificazione delle loro dichiarazioni e condannando i tentativi di divisione del movimento contro la privatizzazione messo in atto per uscire dalle acque sporche in cui si sono infognati.

L’assemblea ha ribadito la necessità di una azione comune e unitaria anche con i Comitati che sono sorti, e stanno sorgendo negli altri comuni della Campania, in particolare in ATO 3 sarnese-vesuviano, dove la privatizzazione è già avvenuta e dove decine di cittadini  di Nola si sono organizzati rifiutandosi di pagare le bollette dell’acqua al nuovo gestore GORI.

Il 23 novembre ‘05 e nei giorni precedenti, ad un anno dalla delibera n° 7 che apre le porte ai privati per la gestione del servizio idrico in 136 Comuni delle province di Napoli e Caserta, il Coordinamento dei Comitati in difesa dell’acqua, insieme ai cittadini, ai lavoratori e a tanti che si sono battuti in questo ultimo anno hanno svolto decine di iniziative di sensibilizzazione ed informazione su quanto sta avvenendo nella nostra Regione.

Sono stati distribuiti migliaia di volantini che sono stati letti e commentati dai cittadini  nonostante il maltempo. Sono state svolte iniziative nelle scuole, nelle circoscrizioni, nelle piazze. E’ stata indetta una conferenza stampa presso la sede dell’Istituto Studi Filosofici e nel corso della mattinata attivisti dei Comitati in difesa dell’acqua hanno occupato la sede dell’ATO 2 a Santa Lucia.

Il 17 dic. ’05 Piazza del Gesù ore 16

Manifestazione Regionale

I movimenti, le associazioni, i lavoratori del settore e il sindacalismo di base, gli studenti affianco dei Comitati in difesa dell’acqua e dei cittadini per ribadire il ritiro della delibera del 23 novembre 2004 come unico atto politicamente degno da parte di chi, in questa Regione, in nome di una cultura dell’efficienza privatistica e della modernità, sta consegnando un bene prezioso e inalienabile a coloro che in altre parti del mondo pur di far profitti sull’acqua assetano milioni di persone.


PRIVATIZZ /

AZIONI

Il 23 novembre ‘05 un gruppo di attivisti ha occupato per protesta la sede dell’ATO2 di Napoli, per ribadire l’opposizione al processo di privatizzazione dell’acqua messa in atto dalle istituzioni campane. L’occupazione dei locali di Santa Lucia, in Via Cesare Console, è avvenuta ad un anno esatto dalla delibera del 23 novembre 2004 con cui i 136 comuni dell’ATO2 decidevano di avviare la privatizzazione dell’acqua nel bacino Napoli Volturno.
A 25 anni dal terremoto un nuovo terremoto sociale può abbattersi sulla nostra regione a tutto vantaggio delle tasche dei privatizzatori, quelli economici come D’Amato, Romiti e Caltagirone, e quelli politici come Bassolino, Di Palma e Iervolino.
Dopo alcune ore gli attivisti dei comitati civici hanno incontrato Luca Stamati vicepresidente dell’ATO2 a cui hanno ribadito la necessità del ritiro della delibera del 23 novembre 04 e la richiesta pressante dal basso che viene dai comitati di gestione in house per il SII (sistema idrico integrato) in Campania.
L’occupazione si è conclusa con la consegna di un documento in cui i comitati ribadivano le loro posizione e prendevano posizione rispetto al baillamme mediatico che si è scatenato e che ha visto i comitati ed il presidente della Regione al centro di un equivoco tutto mediatico.
I comitati contro la privatizzazione dell’acqua non intendono avere nessun incontro con il governatore Bassolino e con chiunque esponente dei governi degli enti locali fino a quando non sarà ritirata la delibera del 23.11.04. Fino ad allora nessun attivista dei comitati avrà mandato di sedersi al tavolo coi privatizzatori.


PRIVATIZZ /

re / AZIONI

Nel mese di giugno alcuni attivisti dei comitati civici per la difesa dell'acqua della zona collinare e della zona Nord aderenti al Coordinamento dei comitati civici per la difesa dell'acqua, insieme ad altre realtà di movimento, centri sociali e sindacalismo di base, si presentarono allegramente ed in maniera creativa presso la sede della giunta del Comune di Napoli a Palazzo San Giacomo.
Erano mesi in cui la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua in Campania cominciava a coinvolgere diversi pezzi di movimento, realtà del cattolicesimo sociale, associazioni, e cominciava a prefigurarsi quello scenario di opposizione popolare che di fatto da un anno blocca la privatizzazione dell'acqua a Napoli e Caserta.
Gli attivisti si diedero il nome di Water Warriros, ancora una volta le armi della guerriglia comunicativa prendevano forma nelle azioni di disobbedienza sociale dei movimenti di lotta.

Con uno striscione contro la privatizzazione dell'acqua e coperti da passamontagna colorati e con "pericolossissimi" fucili ad acqua, gli attivisti provarono ad entrare nella sede della giunta comunale a colpi di spruzzi d'acqua, gli stessi che da li a poco avrebbero annaffiato la riuscitissima manifestazione del 24 giugno scorso contro la privatizzazione dell'acqua.

La risposta fu una carica violenta della Polizia nella quale diversi attivisti del Laboratorio Occupato Insurgencia rimasero contusi in un corpo a corpo tra chi aveva le armi e chi le pistole ad acqua. A distanza di mesi sono arrivate le denunce che hanno colpito gli attivisti dei centri sociali ed della Rdb/Cub per quella "manifestazione non autorizzata" dell'estate scorsa.

Non saranno certo le carte della Questura di Napoli a fermarci, la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua vedrà il nostro massimo impegno e tutta la determinazione popolare che sta crescendo in questi mesi.
I comitati ed i movimenti torneranno in piazza contro la privatizzazione dell'acqua del bacino Napoli - Volturno, in manifestazioni pacifiche ma non pacificate nei contenuti in cui toglieremo la maschera ai privatizzatori, Bassolino (Ds), Iervolino (Margherita) e Di Palma (Verdi), che vedono nel diritto di tutti all'acqua solo l'ennesimo grande business da consumare in Campania.


Ai 136 sindaci dei comuni dell'Ato2 e al governatore Bassolino.
A chi vuole vendere, comprare e lucrare sui beni comuni dell'umanità
Agli assetati di acqua, di giustizia, di democrazia e di libertà
di Francesco Caruso 

 Cari signori,

dalle finestre dei vostri palazzi di potere, la tentazione di guardare il mondo dall'alto in basso è sempre forte,  ma ogni tanto 
è pur necessario alzare lo sguardo, guardare in avanti, verso l'orizzonte.
I vostri illustri collaboratori, i vostri ossequiosi dirigenti e assessori, amici e portaborse, vi aiutano a far quadrare il bilancio, a 
efficientare gli interventi, ad ottimizzare le risorse, ma per guardare e scrutare l'orizzonte c'è bisogno non del tecnico del ramo, 
ma dell'anziano saggio del villaggio.
Dove sono finiti gli anziani saggi del villaggio? Nel tempo li abbiamo assassinati, nel rincorrere il progresso, li abbiamo 
dimenticati, abbandonati negli ospizi, lasciati marcire nel silenzio della solitudine.
Quelli che hanno resistito, non riescono più a parlare, o per meglio dire, non riescono più a farsi ascoltare. Teodoro
è uno di loro, un anziano saggio del villaggio che vaga per le strade della sua città. Sta sempre fermo lì, sul marciapiede  
dell'incrocio più affollato, a implorare con la tenerezza del suo sguardo un sostegno per incamminarsi: se qualcuno 
si ferma e gli concede questo gesto di buon cuore, scoprirà che non è una mano per bastone quel che cercava, 
ma un cuore in grado di ascoltare. E allora, e solo allora, Teodoro ti racconterà la sua storia per aiutarti a scrutare l'orizzonte.
 
"In questo pianeta,  siamo tutti figli della stessa madre, una madre che per centinaia di migliaia di anni ci ha sfamato, 
allattato e nutrito con i frutti del suo amore.
Per questo i suoi figli per millenni l'hanno sempre amata e rispettata, adorata e osannata, pur chiamandola in mille 
modi diversi: i babilonesi la chiamarono Isthar, gli antichi greci la chiamarono Gea, gli indiani Narayana, gli inca Pachamma.
Del resto la madre non ha mai fatto mancare nulla a nessuno, ribadendo solo un semplice e banale monito: "Prendete 
quel che volete ma sappiate che tutto questo non è un regalo della vostra madre, ma un prestito che prendete dai vostri figli.
Negli ultimi tempi purtroppo l'equilibrio e la felice convivenza sono solo un vago ricordo: una generazione di figli irriguardosi, 
avidi ed egoisti ha iniziato ad arraffare, accumulare, saccheggiare e distruggere i frutti e i beni comuni della famiglia, 
hanno preteso dalla madre fatiche immani pur di saziare la loro voracità e la loro  bramosia.
La madre ha dato tutto a questi figli, ma questi non contenti l'hanno violentata, non una ma cento, mille volte, 
incatenandola per costringere a versare altro latte e altro sangue di cui non ne hanno nemmeno bisogno, ma continuano 
ad accumularne  accecati dalla loro cupidigia".
Lo sguardo del buon vecchio Teodoro si incupidisce:
"Madre Terra ormai è stanca, piange dal dolore e ogni goccia è un'alluvione, la sua febbre desertifica il pianeta e fa sciogliere
 i ghiacciai, soffre e si debilita ma questi indegni figli non si preoccupano di curarla, e continuano a stuprarla. 
Senza contegno, senza pietà.
C'è bisogno di figli che difendano nostra madre, prima che sia troppo tardi, prima che lei muoia e con lei tutta la sua famiglia, 
perché questi indegni figli, quando avranno avvelenato l'ultimo fiume, mercificato l'ultima goccia d'acqua, 
abbattuto l'ultimo albero, forse solo allora si accorgeranno che i loro sporchi soldi non si possono mangiare".
Il buon vecchio Teodoro si allontana, a noi non resta che la profonda commozione e rabbia per le sue parole .
Teodoro ha ragione, ci dobbiamo organizzare, vogliono accaparrarsi l'acqua, cioè il sangue vivo della nostra terra, 
un bene di tutta l'umanità che qualcuno ora vuole usurpare e arrogarsene la proprietà.
Così come non possono comprare il mare,  la luna, l'aria e le stelle, allo stesso modo nessuno può avocarsi la 
presunzione di mercificare e privatizzare l'acqua. E invece l'hanno fatto e lo continuano a fare, proprio sotto i nostri occhi, 
a Napoli come nel resto della Campania.
Svendono nostra Madre e così l'acqua per i figli avidi non è più risorsa da proteggere ma un bene di consumo, prodotto 
da vendere. 
Non ci saranno più criteri di cura, di qualità e di risparmio ma al contrario, prevarrà la logica di un profitto 
da mungere con l'aumento dei costi e incentivando i consumi, con l'inevitabile impoverimento delle riserve idriche.
Malgrado l'acqua non sia eterna, nè può essere rigenerata all'infinito, i figli avidi e bramosi non sembrano preoccuparsi di ciò,
continuano a dissanguare e dilapidare: l'inquinamento delle falde, la deforestazione, la desertificazione, le emissioni inquinanti
sono il segno di un saccheggio senza scrupoli.
Qualcuno, non il vecchio Teodoro ma le statistiche della poco rivoluzionaria Organizzazione mondiale della Sanità, afferma 
che oggi un miliardo di persone non hanno accesso all'acqua potabile e che da qui al 2025 il quantitativo d'acqua a 
disposizione di ciascun abitante del Medio Oriente e dell'Africa sarà calato dell'80 per cento nel giro di una generazione: 
già oggi muoiono 10 milioni di bambini ogni anno, una montagna di piccoli cadaveri che ogni 6 secondi si ingrossa di 
fanciulli uccisi da colera, tifo, dissenteria e altre malattie dovute alla carenza di acqua potabile.
Ma per i predatori dell'acqua il problema non esiste, ti invitano a comprare un paio di blue jeans, per produrlo 
ci sono voluti 8200 litri d'acqua, oppure un hamburger di McDonald's prodotto con l'utilizzo di 4550 litri di acqua: 
cosa succede nel resto del mondo, cosa succederà ai loro figli e alle generazione future, non gli interessa nulla. 
Pretendono tutto per loro; tutto e subito.
Noi dobbiamo fermarli, ritrovare il coraggio e la forza di guardare l'orizzonte.
Per questo siamo tornati in tanti a quell'incrocio per parlare con il vecchio saggio del villaggio, l'abbiamo cercato, 
ma ora Teodoro non c'è più.  
Ci siamo detti, ora tocca a noi. E così siamo diventati ribelli.
I figli ribelli dell'acqua.
Siamo i figli di Teodoro,  seguaci di Talete perché vogliamo difendere l'acqua, quell'acqua che il filosofo di Mileto 
definì l' elemento primordiale, l'archè della vita e delle cose.
Siamo i figli di Teodoro, fratelli di Victor Hugo Daza Argadoña, uno dei tanti giovani che quel 6 aprile del 2000 
era in piazza per protestare contro la privatizzazione dell'acqua di Cochabamba, svenduta ad una multinazionale 
californiana, la Bechtel Corporation, che subito pretese l' aumento del 700% del prezzo dell'acqua e la promulgazione 
di una legge che privatizzò anche la pioggia, trasformando in reato penale la semplice e millenaria raccolta delle 
acque piovane.
Victor protestava contro il diritto della multinazionale americana di confiscare le case dei debitori, perché sapeva che 
migliaia di famiglie erano finite in questo modo in mezzo a una strada, lui stesso fu costretto a rinunciare alla scuola 
perché ormai metà del salario del padre serviva a pagare esclusivamente le bollette alla Bechtel.
Ma i governanti corrotti boliviani, mandarono l'esercito per difendere i soprusi della multinazionale americana e per 
questo motivo Victor, mentre manifestava pacificamente contro il diritto di estorsione della Bechtel, fu assassinato 
quel 6 aprile 2000 con un colpo di pistola alla testa, partito da un ufficiale dell' esercito boliviano.
L'anno seguente il capitano fu promosso per meriti sul campo.
Siamo i figli di Teodoro, acerrimi nemici del Dracunculus mediniensis, un verme molto diffuso nelle zone dove 
l'acqua potabile è un miraggio.
Questo viene ingerito bevendo l'acqua dei fiumi, si sviluppa poi nel corpo della persona che l'ha ingerito, provocando 
una serie infinita di danni e viene poi espulso dalle gambe.
Il Dracunculus mediniensi presenta uno stadio adulto  nell'uomo e uno larvale nei crostacei che vivono in acqua dolce. 
La femmina adulta, lunga anche 60 centimetri, raggiunge la cute dell'uomo e si localizza negli arti inferiori. 
La testa del verme emette un liquido irritante che porta alla formazione di una bolla che si rompe trasformandosi 
in ulcera dolorosa. Compaiono prurito, orticaria, cefalea e alterazioni del sangue. 
Per alleviare il dolore si immerge la gamba nell'acqua fredda, la femmina di Dracunculus rilascia nell'acqua 
migliaia di larve, e così i crostacei ingeriscono le larve e si infettano a loro volta.
E' per questo che ci siamo armati, per ricordare Talete, rendere onore a  Victor Hugo Daza Argadoña, 
sconfiggere Dracunculus.
Le nostre armi sono le parole, la ragionevolezza e l'acqua, tre componenti che non hanno mai fatto male a nessuno, 
ma che forse messe in insieme riusciranno a farvi riflettere, a farvi scrutare anche per un solo istante l'orizzonte.
Vi rincorreremo, vi assedieremo, vi staneremo e quando vi avremo sottotiro non esiteremo a mirare, puntare e gridare "Acqua!!".
Il buon vecchio Teodoro ci ha esortato a perseguitarvi e noi lo faremo, perché in fin dei conti quello che
vi chiediamo non è tanto di  tornare indietro, ma di guardare avanti.
 
Dalle sorgenti del Serino, che un tempo sputavano fuoco e ora sgorgano acqua, bacino del Volturno, Mar Mediterraneo, Pianeta Terra.

 Diritto all’acqua

dal Mondo, dall’Italia, dai  Territori

Johannesburg

                                                                                                                                                                                                                         Sud Africa

Un risarcimento di 25 milioni di dollari.

Questa la richiesta d'indennizzo «per mancato lucro» presentata dall'Edison - che controlla il 27,5% del consorzio multinazionale Aguas del Tunari - e dalla Bechtel allo stato boliviano. Richiesta accolta dal Centro internazionale per la soluzione di controversie relative a investimenti (Ciadi), un organismo della Banca mondiale. La notizia ha messo in allarme la Coordinadora del Agua y la Vida, il movimento che si batte contro la privatizzazione dell'acqua. Tanto che il suo portavoce Oscar Olivera, uno dei leader della rivolta che ha scacciato dalla Bolivia il consorzio multinazionale, è volato in Italia. Obiettivo, presentare alla Edison una richiesta formale: il ritiro della denuncia.

25 milioni di dollari - dice la Coordinadora - corrispondono allo stipendio annuale di 12.000 insegnanti di scuola pubblica ma rappresentano poca cosa nel volume di affari della multinazionale.

La posta in gioco, dunque, non è prevalentemente finanziaria, ma giuridica: si creerebbe un pericoloso precedente internazionale e si metterebbero sotto ricatto le proteste popolari. Un altro capitolo della «guerra dell'acqua». La vertenza venne aperta dalla società Bechtel, principale azionista del consorzio, una grossa pedina nel gioco a incastro delle privatizzazioni multinazionali: Aguas del Tunari è controllata dalla londinese International Waters Ltd, a sua volta sotto il controllo della Bechtel Corporation di San Francisco. E dietro le quinte, la Banca Mondiale, che spinge come una forsennata per la privatizzazione. Un profitto annuale del 16% netto, garantito dai patti stipulati con il governo.

Ma la rivolta popolare, scoppiata nel 2000 a Cochabamba e pagata a caro prezzo dai manifestanti, aveva scompaginato i giochi. Operai, studenti, contadini, nativi, cocaleros di Evo Morales, avevano marciato sulla città, sotto la guida della Coordinadora. La Bechtel è obbligata ad andarsene. E nel gennaio 2005, scioperi, scontri e blocchi stradali a El Alto e La Paz. Questa volta sotto accusa per l'aumento delle tariffe (fino al 600%), sono gli interessi della multinazionale francese Suez-Lyonnaise des Eaux, rappresentata in Bolivia dalla filiale Aguas de Illimani. A dirigere il gioco, sempre la Banca mondiale. Anche questa volta, però, i grandi gruppi devono battere in ritirata.

Aguas de Illimani deve rinunciare al suo contratto.
Ma adesso ecco la contromossa giuridica, resa possibile dai trattati bilaterali esistenti tra la Bolivia e l'Olanda. Che c'entra l'Olanda? Semplice, è il paese che garantisce a una multinazionale «il mancato lucro», ovvero un risarcimento in caso di rescissione del contratto. Il consorzio Aguas del Tunari si è registrato, per l'appunto, in Olanda.
La Coordinadora torna ad accusare i governi di aver firmato accordi capestro, per garantire gli interessi nordamericani, presenti attraverso la Bechtel, società «legata agli interessi di Bush padre».
                                                                                                                                          Da “Il Manifesto” del 24.11.05


Questo è l’elenco dei Comuni della provincia di Napoli che fanno parte di ATO 2

 

ACERRA - AFRAGOLA - ARZANO - BACOLI - BARANO D'ISCHIA - CARDITO -

CAIVANO - CALVIZZANO - CARDITO - CASAMICCIOLA TERME - CASANDRINO -

CASAVATORE - CASORIA - CRISPANO - FORIO D'ISCHIA - FRATTAMAGGIORE -

FRATTAMINORE - GIUGLIANO IN CAMPANIA - GRUMO NEVANO - ISCHIA -

LACCO AMENO - MARANO DI NAPOLI - MELITO DI NAPOLI -MONTE DI PROCIDA -

MUGNANO DI NAPOLI - NAPOLI - POZZUOLI - PROCIDA - QUALIANO - QUARTO -

SERRARA FONTANA - SANT' ANTIMO - VILLARICCA


Per contattare “Una goccia nel mare …“ è possibile inviare una mail a:

forvit56@yahoo.it  filalana@libero.it  adrbot@inwind.it  espositogius1@virgilio.it

 oppure telefonare al  3478353546

Opporsi alla privatizzazione dell'acqua.

Costruire i Comitati  in difesa dell'Acqua in ogni Quartiere e Comune.

fotocopiato in proprio Napoli


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