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Sembra di essere tornati alla preistoria sentendo parlare di guerra dell’acqua e guerra del gas i relatori presenti all’incontro con Abel Mamani[1], leader del movimento popolare indigeno prima ancora che Ministro di un governo nuovo in un paese da tempo laboratorio per tutto il movimento planetario. Sorride il Ministro, ma chissà se è davvero contento di parlare di fronte a una sala non così affollata come meriterebbe. Prende la parola senza retorica sulla guerra dell’acqua, come non siamo abituati a sentire da un Ministro (1500dollari al mese, autoriduzione volontaria da quando è in carica il governo Morales), perché Abel Mamani è al tempo stesso tra gli espropriati e i protagonisti vincenti di una riconquista di massa, una data da non dimenticare nella cronologia storica della guerra dell’acqua del XXI secolo:

Cochabamba 2000, quando i movimenti di massa boliviani, riuniti nella Coordinadora de Defensa del Agua y la Vida, dopo tre mesi di lotta e resistenza nelle piazze, tolsero dalle mani delle multinazionali Bechtel, Edison e Abengoa le risorse idriche della regione cochabambana, per continuare nella Città di Aymara de El Alto dove la Federacion de Juntas Vecinaes riuscì a bloccare le privatizzazioni imposte dalla multinazionale Suez – Lyonnaise des Eaux.

Questo grande movimento di massa ora è governo, dalla domanda alla proposta, come ha asserito Mamani rispondendo a una delle domande del pubblico nella Sala della Provincia di Roma, è quel movimento di rivendicazione vincente che ha prodotto il Ministero dell’Acqua.

Un movimento che ha invertito la rotta storica, quella delle espropriazioni dei beni comuni, una netta inversione di marcia anche rispetto ai governi del Sudamerica che si sono fatti espropriare delle risorse nazionali. Se al Forum sull’Acqua, illegittimo anche per l’Unione Europea, il diktat è che l’acqua è proprietà privata e va pagata e che il miliardo e 400 milioni di persone che finora non ne hanno accesso nemmeno a pagamento continueranno ad esserne privati, il movimento inverso ha già altri due protagonisti alleati della Bolivia: Argentina ed Uruguay hanno rotto il contratto dell’acqua mentre il governo boliviano è ben intenzionato a dare il suo contributo alla controtendenza, visto che il suo programma prevede recupero delle risorse quali gas, idrocarburi e terra.

Non sarà indolore, dice Mamani, abbiamo detto alle multinazionali che da questo momento guadagneranno meno…Ma guadagneranno, aggiunge subito dopo, smentendo le informazioni correnti secondo cui il governo Morales avrebbe occupato le installazioni delle multazionali manu militari. “Li stiamo persino proteggendo” dice Mamani, è incredibile come si trasformino le notizie che escono dal nostro paese”, e parla della sua esperienza in Europa, percorsa in lungo e in largo da quando ha accettato l’incarico di Ministro.

E’ consapevole, Mamani, della posta in gioco nel pianeta per le grandi multinazionali ma più ancora per l’umanità, per questo è realista e ugualmente fermo nell’esporre il programma del governo che rappresenta:”L’acqua non è una merce. E deve unire popoli e nazioni, non dividere”.

Per la prima volta dopo 5 secoli, dalle enclosure inglesi agli albori del capitalismo, si rompe la catena dell’espropriazione con un movimento che si sta incuneando nella dinamica apparentemente inarrestabile della riproduzione allargata di capitale, cosiddetta globalizzazione, non a caso, perché ingloba nei programmi delle Corporations tutte le risorse del pianeta, portando a compimento l’espropriazione dell’umanità in una dimensione massificata. Le cifre sono note agli addetti ai lavori (Ong, attivisti Human Right, Terzo Settore no profit), ma l’elemento rilevante potrebbe essere un altro: che è questa la contraddizione su cui si basa la prospettiva di “nuevo socialismo”, il socialismo del XXI secolo, di cui si parla sempre più frequentemente in Sud America…Vale la pena approfondire, nonostante la visita di uno dei protagonisti di questo nuovo movimento storico non faccia notizia, sepolta dai festeggiamenti per la vittoria italiana ai mondiali.

Anna Cotone

Roma, 10 luglio 2006


[1] L’incontro con Abel Mamani è stato possibile grazie all’iniziativa organizzata da ASUD Ecologia e Cooperazione Onlus.

 

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